La Sicilia non è un’isola

“Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all’interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta d’addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca.”
(Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, 1988)

La Sicilia non è un’isola ma un continente. Così sembra presentarsi ai nostri occhi. Diversità orografica, diversità nel dialetto, diversità nel sentire. Se c’è una cosa che accomuna i siciliani è il loro sentire tragico e se c’è un centro non esattamente geometrico questo è l’Etna, che è la vera stella polare dell’isola.
Percorrendola in lungo e in largo, questa grande regione non riesce a non darti un sentimento di appartenenza. Forse perchè ingloba tutta una bellezza paesaggistica ancora intatta e primigenia e proprio per questa sua caratteristica sortisce un senso contraddittorio di potenza e di debolezza. Ci si sente inermi a non poter qualificare la Sicilia con un solo aggettivo.
Questa terra è la pietra bianca dell’ibleo, il nero dell’etneo, la scogliera maestosa del Monte Cofano, il mare cristallino di Noto, i verdi boschi del palermitano, i monti nebbiosi e capricciosi della Sicilia occidentale, il bianco abbacinante delle Saline di Trapani, e così all’infinito. E per ogni immagine che si crea nella mente non si può non associare un moto unico e preciso del cuore.

Etna-foto Antonella Coco

Testo di Antonella Coco
Foto: Antonella Coco

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