Antichi mestieri

E ‘nti ‘stu curtigghiu c’è un peri di rosa, Un peri di rosa. Nun la tuccati nuddu ch’è la mia!…. (Nota di lavannari)

Sembra di sentirle queste donne mentre lavano i panni. Lavano i panni propri o a pagamento quelli di altre famiglie. Cantare o spettegolare per alleviare la fatica di un’attività veramente gravosa. E sembra di vederle mentre portano in perfetto equilibrio le grosse ceste o cufina (dall’arabo “quffa) con la biancheria da lavare.

Eredità di memoria di una civiltà ormai scomparsa, i lavatoi sparsi in molti luoghi dell’isola ci narrano pezzi di storia e di usi e costumi di quella vita quotidiana ancora legata alla vita contadina. Luoghi che sono degli esempi ancora vivi di una edilizia architettonica ed idraulica pensata al servizio della popolazione locale.

Antichi o più moderni, fino alle soglie dei primi anni del secolo scorso, i lavatoi sono strutturati in modo che oltre ad avere le vasche di lavaggio e quelle per la raccolta delle acque, fossero coperti da una tettoia al fine di riparare le lavandaie dal sole e dalle intemperie. Dal medioevo fino all’affermarsi in pieno delle forme urbane più moderne era in uso per le donne “criate” e non, di recarsi nei lavatoi per lavare i panni.

Oltre ai più famosi di Ortigia e Cefalù, i lavatoi sono presenti anche ad Acate, Catania, Piazza Armerina dove il lavatoio di origine medievale è composto da 18 vasche in pietra con copertura a padiglione sorretta da capriate in legno.

lavatoio

Testo di Antonella Coco

La Sicilia: un presepio

“Non ti ricordi che gente contenta c’era nelle belle città che abbiamo girate per la novena dell’altro Natale?”
(Elio Vittorini, Le città del mondo, 1969)

La Sicilia è naturalmente vocata ad essere immaginata come un presepio. Molti paesi della Sicilia anche topograficamente corrispondono ad una rappresentazione naturale del presepe. Chi si addentra nelle zone più interne o anche nella costa non può fare a meno di formarsi l’idea che la Sicilia è tutto un presepe. Ci sono paesi e città della Sicilia qualsiasi sia la posizione geografica, digradanti verso il mare, o arroccati sullo sperone più inaccessibile, come Cefalù, Ibla, Montalbano Elicona, Gangi o Erice che sembrano come dei piccoli presepi.

La sensazione è più forte se si viaggia di notte, quando le luci sembrano piccoli fuochi, accesi lì apposta per il viandante. Come icastiche icone di un tempo passato e che magicamente si ripresentano ai nostri occhi, al viaggiatore che si addentra in uno di questi paesini non può non ricrearsi nel suo animo il senso di una devozione più antica. Diversi e lontani da una Sicilia ricca e barocca questi paesi ci proiettano in un passato nel quale il divino e l’umano non hanno mai interrotto il loro dialogo.

Sicilia-come-presepio

Testo di Antonella Coco

La Sicilia non è un’isola

“Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all’interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta d’addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca.”
(Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, 1988)

La Sicilia non è un’isola ma un continente. Così sembra presentarsi ai nostri occhi. Diversità orografica, diversità nel dialetto, diversità nel sentire. Se c’è una cosa che accomuna i siciliani è il loro sentire tragico e se c’è un centro non esattamente geometrico questo è l’Etna, che è la vera stella polare dell’isola.
Percorrendola in lungo e in largo, questa grande regione non riesce a non darti un sentimento di appartenenza. Forse perchè ingloba tutta una bellezza paesaggistica ancora intatta e primigenia e proprio per questa sua caratteristica sortisce un senso contraddittorio di potenza e di debolezza. Ci si sente inermi a non poter qualificare la Sicilia con un solo aggettivo.
Questa terra è la pietra bianca dell’ibleo, il nero dell’etneo, la scogliera maestosa del Monte Cofano, il mare cristallino di Noto, i verdi boschi del palermitano, i monti nebbiosi e capricciosi della Sicilia occidentale, il bianco abbacinante delle Saline di Trapani, e così all’infinito. E per ogni immagine che si crea nella mente non si può non associare un moto unico e preciso del cuore.

Etna-foto Antonella Coco

Testo di Antonella Coco
Foto: Antonella Coco