U cani muzzica

U cani muzzica u scicatu
Il cane morde lo straccione

I vai da pignata i sapi a cucchiara ca arrimina
I guai della pentola li conosce il cucchiaio che mescola

U rispettu è misuratu, cu ni porta n’avi purtatu
Il rispetto è misurato, chi ne porta ne riceve

Ogni amicu ca si peddi è scalinu ca si scinni
Ogni amico che si perde è uno scalino che si scende

L’omu ca non si fa l’affari soi cu la lanterna va ciccannu vai
L’uomo che non si fa gli affari suoi con la lanterna va cercando guai

Modi di dire e proverbi raccolti da: Anita Signorello

Quannu l’amicu nun senti a prima vuci

Quannu l’amicu nun senti a prima vuci, vo diri ca u riscussu nun ci piaci
Quando l’amico non sente la prima voce, vuol dire che il discorso non gli piace

Iniziamo oggi la pubblicazione di modi di dire e proverbi siciliani raccolti dalla Signora Anita Signorello, che per anni con lavoro certosino li ha ripescati fra i ricordi di una vita, offrendoci così la possibilità di apprezzarli e mantenerli vivi nella nostra memoria. 

Quannu i nuvuli vannu a mari pigghiati a truscia e vattinni a lavari

Quannu i nuvuli vannu a mari pigghiati a truscia e vattinni a lavari
Quando le nuvole vanno a mare piglia il fagotto e vai a lavare

Il proverbio evoca una scena del passato che nel terzo millennio è difficile anche solo immaginare: le donne che prima di andare a lavare la biancheria al ruscello o al lavatoio pubblico più vicino guardano il cielo per osservare la direzione delle nuvole.

Se si allontanano verso il mare è segno che non pioverà e al faticoso lavaggio seguirà una perfetta asciugatura al sole; se al contrario, vanno verso la montagna conviene restare a casa e rimandare.

Altri tempi! Oggi il proverbio si potrebbe aggiornare così: “Quannu i nuvuli vannu a mari linchi (riempi) a lavatrici e nesci (esci) cu l’amici”. Certamente un quadretto molto meno idilliaco; ma, vuoi mettere la comodità?

quannu-i-nuvuli-vannu-a-mari-Cucina-di-Sicilia

Vinirisinni a trasiri a trasiri ca minutidda

Vinirisinni a trasiri a trasiri ca minutidda
Riuscire ad ottenere molto cominciando da poco

La traduzione in italiano rende bene il senso della frase, ma è quella letterale che ne dà un’immagine vivida e inequivocabile: la ripetizione di “a trasiri ” (a entrare) rende l’dea di chi si insinua a poco a poco di soppiatto; “ca minutidda” (con qualcosa di minuscolo) svela la furbizia dell’inganno.

Pertanto, se vi capita di imbattervi in qualcuno che “ sinni veni a trasiri a trasiri ca minutidda” per ottenere subdolamente da voi il suo scopo, state in guardia: egli agisce come una grossa vite che, penetrando dapprima con una piccola punta, giro dopo giro si avvita così tenacemente da non potersi più estrarre con facilità.

viti

Amu manciatu, amu vivutu, ringraziamu a Diu ca l’amu avutu

Amu manciatu, amu vivutu, ringraziamu a Diu ca l’amu avutu
Abbiamo mangiato, abbiamo bevuto, ringraziamo Dio di averlo avuto

Questo antico modo di dire è spesso ripetuto da quelle sagge persone che sanno apprezzare le cose veramente importanti della vita, prima fra tutte quella di non dover soffrire la fame, come purtroppo ancora oggi accade a un numero terribilmente elevato di esseri umani.

Tuttavia il suo significato è più profondo; infatti non solo esprime l’intelligenza di chi sa vivere serenamente, ma sottolinea anche l’umiltà di non farsene un vanto, rendendo grazie a Dio.

A noi, che spesso ci disperiamo per un nonnulla, non resta altro da fare che “ringraziari a Diu” che esistono persone così.

Amu manciatu amu vivutu - Cucina di Sicilia

Azzappa all’acqua e simina o ventu

Azzappa all’acqua e simina o ventu
Zappa sotto la pioggia e semina al vento

Quando un siciliano si impegna con fatica in un’impresa ma non riesce ad ottenere il risultato sperato, allora, preso dallo sconforto, borbotta tra sé e sé di avere agito come un contadino che “azzappa all’acqua e simina o ventu”.

Certo questo contadino doveva essere alquanto sconsiderato per ritenere che si possa zappare efficacemente un terreno bagnato o, peggio ancora, che i semi sparsi in presenza di un forte vento si sarebbero disciplinatamente adagiati nei solchi appena arati!

Eppure questo è quello che facciamo tutti noi quando ci affanniamo ostinatamente a voler sprecare le nostre energie in una partita persa in partenza.

azzappa all’acqua e simina o ventu - Cucina di Sicilia

Avanti ca ti mariti tu scordi

Avanti ca ti mariti tu scordi
Prima di sposarti l’avrai già dimenticato

Da che mondo è mondo, si sa, quando si è giovani si tende ad amplificare ogni dispiacere e a disperarsi per “eventi catastrofici” che agli adulti sembrano bazzecole.

Una volta, quando ciò accadeva, le sagge mamma siciliane, non avendo tempo da perdere per delle sciocchezze, consolavano gli amati figli in lacrime con una frase sbrigativa ma di grande suggestione: “Avanti ca ti mariti tu scordi!”.

Poche efficaci parole per fare capire agli “afflitti”, non solo che il tempo guarisce tutte le ferite, ma soprattutto che, quando saranno sposati e dovranno affrontare responsabilmente ben altre difficoltà, quello che ora li tormenta sarà già svanito nel nulla come una bolla di sapone.

avanti ca ti mariti

Stu santu è di marmuru e non sura

Stu santu è di marmuru e non sura
Questo santo è di marmo e non suda

Questo modo di dire, noto anche per essere citato nel famoso stornello della tradizione folcloristica siciliana intitolato “Ciuri ciuri” (Fiore, fiore), è una colorita metafora per definire una persona fredda e distaccata, incapace di provare e, soprattutto manifestare, forti emozioni.

E come una statua di marmo, fosse anche quella di un santo, è incapace di sudare per le vampate di calore provenienti da qualsiasi stimolo emotivo, così un uomo che è, o vuole sembrare di essere, duro e senza cuore, risponderà a chi cerca di intenerirlo o commuoverlo: “Tempu pessu: Stu santu è di marmuru e non sura!”.

Come a dire: “Non perdere il tuo tempo con me, tanto non mi convincerai mai!”In questo caso il consiglio è: meglio lasciar perdere, tanto è peggio per lui!

santi

Cu pava avanti mancia pisci fitenti

Cu pava avanti mancia pisci fitenti
Chi paga prima mangia pesce maleodorante

Fidarsi del prossimo  è certo un atteggiamento positivo che, tuttavia, spesso  riserva brutte sorprese. Ad esempio, chi va dal pescivendolo e paga il merluzzo prima di averne controllato la freschezza, quando arriva a casa e apre l’involto, rischia di essere investito da una sgradevolissima ondata di cattivo odore proveniente dal povero pesce ormai defunto da parecchi giorni. Come dire, fidarsi è bene e non fidarsi è meglio. Non si sa mai!

cu pava avanti..... 01

Chiovi a assuppa viddanu

Chiovi a assuppa viddanu
Piove ad “inzuppa il contadino”

Avete presente quella fastidiosa pioggerellina che va e viene senza decidersi né a smettere né ad aumentare e voi non sapete se ripararvi o continuare a camminare? Se vi capita di beccarla mentre vi trovate in Sicilia, certamente vi imbatterete in qualcuno che, infastidito quanto voi, borbotta: <<Chiovi a assuppa viddanu!>>.

Il motto si riferisce alla tradizione contadina, quando il bracciante agricolo, pur di non perdere la giornata di guadagno, continuava a lavorare i campi, tornando a casa tuttu assapparatu, cioè inzuppato dalla testa fino ai piedi.

chiovi